2012 Note sotto la cometa - ilcoloredeisuoni

Vai ai contenuti

2012 Note sotto la cometa

NATALE










Concerto Note Sotto La Cometa
Natale 2011
VOLPIANO Sabato 14 gennaio 2012 
Testimonianze di persone che svolgono opere di volontariato


(scorrere per visualizzare i testi)
Ciao a tutti,
mi chiamo Enrico, ho 51 anni e lavoro (quando sono vicino a casa) a Milano, ma normalmente sono in giro per l’Italia o alla “casa madre”, che è in Germania. Abito però a San Mauro Torinese.
Sono un grande appassionato di montagna ed in modo particolare dello sci. Ho sempre portato i ragazzi dell’oratorio sulle piste e a fare camminate e campeggi in montagna e ci divertivamo un mondo.
Questa passione mi ha permesso di incontrare nuovi amici che tutti i sabati vogliono fare un po’ di sport sulla neve, e possono farlo, grazie all’associazione “Sport di più”.
L’obiettivo principale dell’associazione è quello di incoraggiare e diffondere la pratica sportiva tra le persone con disabilità fisica: a chi manca un braccio o due, a chi ha perso la funzionalità delle gambe, la vista, o a chi soffre di problemi psichiatrici.
Lo spirito che caratterizza l’attività dell’associazione è quello di vedere lo sport come strumento di integrazione e riabilitazione fisica e psicologica, incoraggiando i ragazzi a fare nuove esperienze o a riprendere attività che non ritenevano più praticabili.
Ogni sabato queste persone arrivano a Sestriere, dove Sportdipiù ha a disposizione una “cassetta”- come atleti e volontari amano chiamarla – posta alla partenza degli impianti di risalita nel comprensorio sciistico della Via Lattea. Sono ragazzi, bambini, adulti che hanno voglia di passare una giornata diversa e noi volontari li portiamo giù per le piste.
In modo particolare mi sto dedicando a fare da guida a chi gli occhi non li ha più e vi assicuro che è un’esperienze bellissima essere la loro “vista”, per permettere una discesa anche ad una persona che scia esclusivamente guidato dalla mia voce radio.
Ogni sabato mattina parto e mi ritrovo alla cassetta insieme agli altri volontari ad aspettare quanti desiderano fare una sciata insieme, e vi assicuro che dedicare loro un po’ del mio tempo in questo modo un po’ particolare è un’esperienza fantastica!
Mi chiamo Anna Maria e sono nata in un bel paesino sul mare, in Liguria, il 26 luglio 1950, quindi non più giovanissima, ma da sempre con un grande amore per gli animali.
Durante un viaggio in Tunisia ho conosciuto Monica, una volontaria del canile di Caluso che mi ha convinto ad andare a fare una visita al canile.
All’inizio avevo timore di entrarci per la paura di soffrire, ma credetemi: entrare e vedere la realtà di tanti amici sfortunati con storie di maltrattamenti allucinanti alle spalle, mi ha fatto capire quanto male viene fatto loro.
È da cinque anni che sono volontaria al Canile di Caluso e non sto una settimana senza andare, quando sono con loro sto bene, poi, torno a casa soddisfatta e serena.
Sono impegnata nella difesa e tutela degli animali maltrattati, anche in manifestazioni contro la vivisezione (come nel caso dell’allevamento di Green Hill), in banchetti contro le pellicce, lo sfruttamento degli animali nei circhi e negli allevamenti intensivi e in questi giorni ho l’esame per diventare guardia zoofila.
Chiedo a tutti per Natale di non regalare animali, se non ben sicuri che il cucciolo non finirà abbandonato in un canile o su qualche strada la prossima estate.
Non comprate animali, adottateli dai canili. Se avete dei bambini, insegnate loro a rispettarli, ad amarli e portateli nei canili a prendere un animale per portarlo in passeggiata e farlo uscire ogni tanto dalle gabbie. Lì ci sono tanti amici pelosi che vi aspettano, giovani e vecchi, che purtroppo con l’inverno non ce la faranno.
Di solito i vecchi non li vuole nessuno, neanche quei padroni che li portano dopo 16 anni in un canile! Ebbene, questi cani sono stupendi, bisognosi d’amore, e di solito vengono adottati dai volontari: io ne ho presi finora due.
Fuffy, 12 anni, un amore, una felicità incredibile vederlo rinascere, purtroppo mi ha lasciato il 3 marzo 2011: un dolore e un vuoto incredibile.
Il 13 marzo è arrivato Rocky, 14 anni, sequestrato per maltrattamento e denutrito: è un cane buonissimo ed entrambi hanno dato tanto a me.
Amate gli animali, loro sono i veri amici dell’uomo, non lo tradiranno mai…e se proprio non vi piacciono, rispettateli e soprattutto non fate loro del male!
Per cominciare un saluto a tutti.
Il mio nome è Claudia, non ho ancora 18 anni e sono nata a Torino, città in cui svolgo un’attività di volontariato in veste di animatrice di bambini e ragazzi.
Tutto è iniziato all’età di 10 anni o poco più, quando cominciai a frequentare l’“estate ragazzi” nell’oratorio Valdocco, il primo oratorio di Don Bosco.
Molto più velocemente di quanto credessi, iniziai ad amare quell’ambiente e tutti gli amici che avevo avuto l’opportunità di conoscere lì. Ormai cresciuta e incoraggiata dal direttore dell’oratorio, pensai che anch’io potevo far divertire dei bambini esattamente come altri animatori avevano fatto con me.
Così mi informai e, dopo aver frequentato un corso pomeridiano di 15 ore circa durante l’inverno, iniziai a far l’animatrice quotidianamente per quasi tutto il periodo estivo.L’entusiasmo era alle stelle, giocare con i bambini, organizzare le attività per loro o semplicemente passare il mio tempo con loro durante i momenti di gioco libero mi rendeva, e mi rende tuttora, felice e, nonostante l’enorme impegno che richiede e la stanchezza che ne deriva, appagata.
Quando ho iniziato, ho scelto di seguire principalmente la quinta elementare, primo anno del gruppo “medie” dell’oratorio, e la scorsa estate è stata la mia quarta da animatrice e l’ultima con questo ciclo di ragazzi. Ciò mi rattrista un po’, ma mi rende ancora più vogliosa di iniziare un’altra estate nella quale conoscerò meglio altri ragazzi e altre realtà.
Le attività, però, non terminano d’estate, ma durano tutto l’anno: io, ad esempio, seguo il doposcuola per i ragazzi con più difficoltà e l’organizzazione degli eventi oratoriani che hanno come centro proprio loro, i ragazzi.
Citando il direttore dell’oratorio, Don Gianni Moriondo, aggiungo: “Mai come oggi si parla così tanto dei giovani e si parla così poco con i giovani. Bisogna passare il tempo con loro, bisogna stare in mezzo a loro, ascoltare.” Noi animatori salesiani crediamo nel progetto di Don Bosco: abbiamo a cuore la salvezza dei giovani, salvezza che può avvenire all’interno dell’oratorio che è “casa che accoglie, chiesa che evangelizza, ambiente che educa alla vita, cortile in cui incontrarsi da amici”.
È impossibile riassumere tutto il lavoro che l’equipe di animatori svolge in una pagina, ma questo è il gruppo oratoriano di cui faccio parte, guidato dall’associazione “Don Bosco 2000”. Io, come tutti i miei amici educatori e animatori, continuerò a partecipare, a collaborare e non smetterò mai di sentirmi parte del primo oratorio di don Bosco.
Mi chiamo Libera. Come mia nonna.
La mia vita una vita come tante altre, e come tutte UNICA.
Ho due bambini fantastici: Pablo figlio biologico e Naima, figlia adottiva.
Svolgo una vita come molti altri: porto i bimbi a scuola, lavoro durante il giorno, esco di corsa per portare i bimbi in palestra, a danza, a catechismo, e poi, corro a casa a cucinare.
Proprio come tutti.
Sono sempre stata sensibile ai bisogni dei bambini. Aiutare i bambini è un istinto che mi appartiene sin da quando ero più giovane.
Io e la mia famiglia siamo “FAMIGLIA AMICA” , ovvero siamo volontari presso una comunità di bambini e offriamo loro ospitalità nei week end.
Sono riuscita a coinvolgere tutta la mia famiglia, figli compresi in un impresa che è di insegnamento tutte le volte . È un percorso che accomuna tutti e quattro, risvegliando quei valori spesso accantonati, e ci arricchisce di nuove esperienze.
Consiglio a tutti di dedicare parte del proprio tempo per qualsiasi sorta di volontariato, perché Sì, può essere faticoso; ma arricchisce il cuore.
LIBERA, una mamma
Tutto inizia con il pensiero di essere stato particolarmente fortunato: nascere in un posto di questo pianeta dove non manca nulla; guardandomi un po’ intorno però, ho capito che non è così in ogni dove.
Cresciuto come animatore al Rebaudengo, oratorio Salesiano a Torino, zona barriera di Milano, ho avuto la fortuna di parlare con molti missionari, e da lì due i pensieri che sempre mi hanno animato: il mare è fatto da gocce d’ acqua, una dopo l’altra, insieme, riescono ad avere una forza ineguagliabile, e così deve essere la beneficenza, fatta con il cuore, il poco di tanti diventa un aiuto forte; il secondo pensiero è che, bisogna sempre pensare positivo: cominciamo a fare e poi se ci sono problemi, ostacoli, in qualche modo si superano sempre, un modo per “venirne fuori si trova sempre”.
Da allora, di anni ne sono passati, ma i due pensieri sono sempre vivi, ed oggi con un gruppo di amici, condividiamo la passione per la musica e produciamo piccole gocce d’ acqua insieme ad un gruppo di ragazzi che vanno dai 5 ai 60 anni, abbiamo contribuito ad azioni di solidarietà sia per realtà sul nostro territorio che in campo internazionale con piccoli aiuti, fidando sempre sul fatto che tutto quello che viene fatto con il cuore è sicuramente fatto bene.
Maurizio
Ciao a tutti ,
mi chiamo Daniela ho ormai…cinquant’ anni! Lavoro a tempo pieno come impiegata e mi occupo di Bilanci.
Da ragazza ho frequentato l’ oratorio e mi sono appassionata alla musica: con gli amici si animava la liturgia e si preparavano piccoli spettacoli per i bambini dell’ oratorio.
Crescendo, coinvolta dai mille problemi quotidiani ho cambiato varie parrocchie e avevo perso questa mia attività. Negli ultimi anni, ritrovando anche vecchi amici di oratorio, ho ripreso a suonare. Ed ora andiamo ogni tanto ad animare qualche messa soprattutto nelle residenze per anziani, dove la nostra “ ritrovata gioventù” è molto apprezzata.
Stando nell’ ambiente lavorativo e nella frenesia quotidiana che coinvolge tutti non ci si rende conto di quanto, per queste persone, il tempo scorra lentamente e le giornate siano tutte uguali. Quando varchiamo la porta di queste residenze siamo accolti con un espressione di felicità e riconoscenza che ci colmano il cuore e ci spronano a ripetere le nostre “performance”.
Lettera di un Volontario della Cooperativa S. Francesco, che gestisce la Casa di Riposo exCottolengo di Volpiano.
Fondamentalmente, nel mio e in tanti altri casi, è l’indole stessa della persona che ti “muove” verso il volontariato. Il pigro, il critico verso gli altri e verso le istituzioni, colui che pensa: “Nessuno fa niente per niente!”, ovvero, “Chissà quanto ci guadagna quello lì!” difficilmente si avvicina, si impegna in prima persona in un’opera di volontariato che molte volte è anche sinonimo di carità cristiana.
Proprio il motto stesso del Santo Cottolengo, “Caritas Christi urget nos”, scelto dalla lettera ai Corinzi di S.Paolo, che significa: “L’amore di Cristo ci spinge”, interpreta bene il “mestiere” del volontario.
La mia avventura, e di tanti altri, presso la Casa di Riposo è iniziata nel 1989, quando il Cottolengo di Torino ha lanciato un grido di aiuto alla Parrocchia, e perciò alla comunità volpianese, per mantenere in vita questa iniziativa ormai più che centenaria.
Le poche suore che gestivano 18 ospiti, in un edificio fuori da tutte le norme di sicurezza, avevano la necessità di essere sostituite e a loro volta di essere servite, di meritare il loro giusto riposo.
Senza scendere nei dettagli del come e di chi, in molti hanno accettato quella avventura che dura tutt’oggi; se prima c’era la necessità di forti braccia, esempio di: muratori, tulè ed elettricisti, per un’opera di ristrutturazione interna dei tre piani esistenti, più il completamento del quarto costruito in contemporanea, in seguito man mano che si andava verso il consolidamento dell’organizzazione del lavoro e la presenza era fino a 46 ospiti, ecco che altre figure di volontari si sono fatti strada.
Oggi, insieme a chi viene spontaneamente, saltuariamente e, ovvio, gratuitamente per stirare, pelare patate, mele o cipolle, ci sono coloro che si impegnano nella geromotricità, cioè fare della ginnastica “dolce” agli anziani, cucito e rammendo oggetti nuovi o di uso degli ospiti, nella informazione, cioè chiacchierare con gli ospiti, nel salone a loro dedicato, delle notizie del momento apparse in tv o lette sui giornali, attività ludiche, tipo far giocare le persone a tombola, oppure laboratori, quali ritagliare, incollare, confezionare carta, disegni, in preparazione alle feste natalizie o pasquali, o per il carnevale, cioè per addobbare i vari locali della struttura, catechesi per anziani, lettura e discussione su argomenti tipo la vita dei Santi, intrattenimenti musicali e di canto, con la presenza di persone che vengono a rallegrare gli ospiti suonando e cantando con loro le canzoni del tempo passato, e infine, ho quasi finito, manutenzione dei prati e siepi, o elettromeccanica, tinteggiatura saltuaria dei locali, oppure più semplicemente e meno faticoso, anche solo commissioni d’ufficio, tipo servizio presso poliambulatorio, medici e farmacia e per finire sorveglianza e accoglienza in ufficio per una mezza giornata di mattino o pomeriggio, con possibilità di scelta 7 giorni su 7, festività comprese, 365 giorni all’anno.
Ho volutamente elencato tante possibili opere di volontariato, sia di tipo manuale che caritatevoli, che aggiunte a tutte le altre, presentate dagli altri gruppi, vuole significare che solo chi non vuole ha difficoltà a far passare il suo tempo libero in modo fruttuoso per la comunità e per se stesso! Buon Anno 2012!
Sono una catechista ormai da vent'anni, ma mi sembra sia passato così poco tempo da quando ho iniziato questo mio servizio presso la parrocchia di Volpiano.
Pur frequentando la Messa tutte le domeniche, non avevo mai pensato di fare catechismo temevo di non esserne all'altezza, ma qui ho trovato nuove amiche che hanno capito i miei timori e mi hanno aiutata ad affrontarli, poi il desiderio di migliorarmi, di conoscere, di più e meglio Gesù ,ha fatto il resto.
Come si può vedere, non ho nulla che mi distingua in modo particolare da qualunque altra persona: sono proprio come tutte.
Ho deciso di dedicare un po’ del mio tempo alla divulgazione della conoscenza di Dio agli altri, soprattutto ai bambini che si preparano a ricevere il Sacramento della Prima Comunione e della Cresima.
Ma come si diventa catechisti? Per scelta!
Qualche volta sono sfiduciata e stanca, perché è difficile riuscire ad arrivare a tutti i bambini, però so che Gesù mi è vicino e mi aiuta ad affrontare ogni ostacolo.
Oggi capisco di aver risposto ad una chiamata, di aver saputo dire il mio "SI", e la ricchezza che traggo da tutto ciò è grande.
Il mio, o dovrei dire il nostro, perché non sono sola, è un servizio che diamo alla comunità gratuitamente, ma la gioia che se ne trae, nella consapevolezza di aver fatto qualche cosa per il prossimo, ci ripaga di ogni sacrificio.
ciao e grazie
Silvana
Ho sentito dire che aiutare il prossimo è una forma di egoismo, probabilmente è così. Credo che chiunque abbia aiutato, nel corso della propria vita, il prossimo possa raccontare quale magnifica sensazione è assistere e curare qualcuno. Presto servizio presso la Croce Bianca di Volpiano come soccorritrice 118 e credo che il verbo “prestare” sia il più appropriato: tutto ciò che do mi torna indietro più grande ed emozionante.
Si tratta principalmente di aiutare persone che soffrono, che provano dolore, agitate e spaventate; non è sempre facile affrontare il momento di difficoltà con le parole, per cercare di verbalizzare le paure, ma quando si riesce a tranquillizzare e magari strappare un sorriso alla persona assistita è davvero una conquista.
Ho 22 anni e svolgo questo tipo di volontariato da tre anni circa, ho incontrato moltissime persone durante il mio percorso e molte di queste mi hanno aiutato a loro volta e mi hanno permesso di maturare e crescere.
Non credo che sia un “volontariato facile”: nessun essere umano può rimanere indifferente di fronte alla sofferenza altrui ed è ancora più difficile mantenere la calma e essere d’aiuto di fronte alla malattia, ma d’altro canto ritengo sia un ottimo metodo per spendere il proprio tempo in maniera ottimale e regalarsi un po’ di soddisfazione personale.
Credo che ciò che spinge noi volontari a continuare con passione questo tipo di faticoso volontariato è quello di riuscire a migliorare, quando è possibile, lo stato d’animo di colui che soffre, alleviare i dolori portati dalla malattia e usare le parole come medicine.
Irene
Sono Caterina, ho 55 anni, madre di due figli maschi di 25 e 30 anni e lavoro nell’amministrazione in una cooperativa.
Da tempo mi ero avvicinata alle associazioni che aiutano i poveri, sarebbe meglio dire coloro che anno di meno, ma da 4 anni a questa parte, ogni 15 giorni mi ritaglio uno spazio di 4/5 ore per andare a cucinare in una mensa dove vengono serviti circa 100 pasti caldi e 70 sacchetti, contenenti pane, prosciutto, frutta o dolce.
Quando mi hanno prospettato di dare una mano, ho pensato: “se vado per una volta non mi rovino”, poi invece questo appuntamento è diventato sempre più importante per me. Lì ho incontrato tanti amici e fare qualcosa di concreto per le persone meno fortunate mi riempie di gioia.
Ho imparato a non demandare ad altri, ma ad agire in prima persona.
Oggi aiuto varie associazioni, ritagliando degli spazi del quotidiano, e cerco di fare la mia parte.
Siamo un gruppo di volontari dell’Associazione ODISSEA 33 con sede a Chivasso, che, sul territorio dal 1988, si impegna a favore del disagio minorile e promuove l’affidamento familiare come preziosa risorsa.
Lo scorso giugno, in occasione della nostra festa tricolore, momento tradizionale di incontro per volontari e simpatizzanti, abbiamo avuto il piacere di invitare il gruppo musico-teatrale il Colore dei suoni per l’animazione dei nostri giochi. È stata una gradevole collaborazione, il pomeriggio è stato ricco di canti, intrattenimento e si è concluso con una grande merenda. Abbiamo così avuto la possibilità di far conoscere le reciproche realtà e scoperto che pur svolgendo attività in ambiti diversi possono nascere delle stimolanti collaborazioni.
Il nostro servizio è svolto sia all’interno della nostra comunità Casa Odissea, che ospita 8 minori temporaneamente allontanati dalla famiglia, sia all’esterno con vari interventi di riflessione e promozione sull’esperienza dell’affido familiare. All’interno della struttura diamo agli educatori professionisti tutti quei supporti che sono utili per rendere la permanenza dei piccoli ospiti più accogliente, gradevole, confortevole e protetta.
La giornata all’interno della Casa è organizzata come quella di ogni bambino: sveglia, colazione, scuola, pranzo, merenda, compiti, attività sportive, catechismo, cena, tv, lettura di storia prima della nanna e poi tutti a letto.
Purtroppo però questo ritmo cadenzato si svolge in una comunità, che per quanto attenta e sensibile ai bisogni dei minori, non sarà mai pari ad una “casa” con mamma e papà. Noi VOLONTARI cerchiamo di integrare questo grande bisogno con presenze costanti per gli accompagnamenti, l’assistenza nei compiti e nei giochi, la preparazione dei pasti, la cura degli ambienti e l’attenzione per la loro adeguata sicurezza.
Inoltre, grazie alle FAMIGLIE AMICHE, possiamo permettere ai piccoli ospiti permanenze fuori dalla struttura per periodi più o meno lunghi per trascorrere con queste famiglie esperienze sane di relazione, per godere del calore familiare, per interagire con le giuste dinamiche, affinché siano pronti, finita la permanenza presso la nostra struttura, per una sistemazione definitiva in famiglia.
Presso la nostra associazione il servizio di volontariato non si svolge solo a Natale o la domenica, ma tutti i giorni dell’anno, di giorno e di notte, se necessario, quando i bambini sono buoni o monelli, simpatici o svogliati, sereni o agitati. Per noi è importante far sempre percepire ai bambini che poter contare su un amico può fare la differenza, che avere un punto di riferimento ogni giorno può aiutarli a riavere fiducia negli adulti
Attività ricreative e sportive Special Olympics “ Con tutte le nostre forze”
Se si dovessero definire le attività rivolte alle persone con disagio mentale e fisico penso che si dovrebbe parlare semplicemente di vita quotidiana.
Crescere accanto alle persone portatrici di handicap o in generale con persone che vivono un disagio più o meno importante significa semplicemente annullare ogni tipo di distanza tra coloro che si definiscono normodotati e quelli che comunemente chiamiamo diversamente abili.
E quando dico che si devono abbattere le distanze, mi riferisco al fatto che, nella convivenza, si è talmente coinvolti al punto che le differenze non esistono più e di conseguenza i problemi, le difficoltà che inevitabilmente si incontrano, vengono vissute e, se possibile, superarte pienamente insieme.
Non è più importante quale sia l’attività svolta perché ogni momento condiviso, ha la possibilità di far sentire ogni persona umana e accettata così com’è da quella che si definisce comunemente società .
Se dovessimo essere identificati nel mondo che chiamano volontariato potremmo dire che siamo un gruppo di ragazzi, istruttori, educatori e genitori che gestiscono alcune attività sportive rivolte a persone con disabilità, il progetto è nato con un corso di nuoto gestito dalla società sportiva Filgud di Settimo, che è confluito nelle gare a livello nazionale delle Special Olimpycs cui si sono aggiunte attività di calcio, bocce e, da poco anche di atletica leggera grazie al Runner team di Volpiano.
Ma personalmente mi piace definire quanto noi viviamo come insegnamento di vita perché dopo circa trent’anni di attività svolte in vari settori, alla fine si scopre che i diversamente abili eravamo proprio noi in quanto questi ragazzi ci hanno insegnato cosa significa vivere la propria condizione 24 ore al giorno, molte volte in perfetta solitudine, perché dopo il Natale , le feste, gli spettacoli, il conteggio delle ore continua inesorabilmente ed ogni minuto vissuto in solitudine ha il senso dell’eternità.
Con tutte le mie forze è il nome del nostro gruppo di nuoto.. nelle gare tante ragazzi, ragazze e adulti si adoperano superando tutti i loro limiti e lottando per raggiungere un semplicissimo scopo .. quello di arrivare al traguardo; anche dopo tanti minuti rispetto a chi, un po’ meno sfortunato ha raggiunto il primo posto… ma in questo mondo non è importante avere il primo posto ma è importante avere un posto.. essere considerato semplicemente per quello che si è..
Con tutte le mie forze , squadra di nuoto raccoglie ragazzi di Settimo, San Benigno, Volpiano, Leinì ed è un progetto del CISSP.
Il gruppo attualmente è formato da una ventina di ragazzi, per molti di loro l’allenamento settimanale è l’unico momento di vita comunitaria, lo scopo dell’attività sportiva, accanto agli innumerevoli benefici fisici che lo sport regala a tutti, è quello di far vivere a loro ogni giorno in armonia come si vive il giorno del Natale.
Bruno Ferrero rappresentante di “ Con tutte le mie forze “ squadra di nuoto delle special olympics
Buonasera a tutti,
mi chiamo Simone, ho 17 anni e frequento il quarto anno di un istituto tecnico. Abito a Castiglione e da tre anni svolgo attività di volontariato in Croce Rossa.
Contrariamente a quanto si pensa, la Croce Rossa non si occupa solo di soccorso, ma si fanno anche attività di volontariato con persone disabili e con coloro che vengono definiti “scarto della Società” come ex carcerati ed ex tossicodipendenti. Ho scelto questa strada per provare qualcosa di diverso e, successivamente, ho imparato il vero significato di volontariato. Volontariato è donare senza volere nulla in cambio, è aiutare gli altri; volontariato è donare un sorriso.
Nel mio tempo libero, oltre all’attività in Croce Rossa, mi dedico anche, presso la palestra FILGUD di Settimo Torinese, a ragazzi diversamente abili del CISSP; insieme ad altri ragazzi, sempre volontari, li facciamo ballare, giocare e divertire col fine di farli evadere dalla dura realtà quotidiana
Mi è stato chiesto di dare la mi testimonianza. “Perché sono diventato donatore di sangue Avis”. All’inizio è quasi sempre per motivi un po’ egoistici, per conoscere il proprio gruppo sanguigno, per essere sotto controllo medico senza fare code all’ASL o attendere mesi per fare le analisi, tutto questo nell’80% dei casi, pochi se non pochissimi lo fanno per solidarietà, per aiutare il prossimo. Dopo le prime donazioni qualche cosa cambia, perché durante le donazioni i medici ti dicono che per un qualsiasi tipo di trapianto servono minimo 70/80 sacche di sangue, negli ospedali pediatrici c’è un bambino che ha bisogno di una trasfusione di plasma o di piastrine o sangue intero perché talassemico, fa chemioterapia o deve subire un intervento chirurgico, in tutti gli ospedali ci sono centinaia, migliaia di persone che necessitano del sangue o dei suoi derivati per gli stessi motivi, oppure perché hai avuto familiari o amici che hanno avuto necessità di trasfusioni per gravi malattie, quella sacca fa la differenza tra la vita e la morte. Allora la paura dell’ago, la pigrizia dell’andare a donare, passano in secondo piano, e pensi, finché il buon Dio ti dà un po’ di salute è giusto che tu doni un po’ del tuo sangue a chi ne ha bisogno, bisogna vincere la paura dell’ago, i pregiudizi, pensare che mezz’ora del tuo tempo ogni 3 o 6 mesi può essere utile a salvare la vita ad un ammalato, dare la speranza ad un talassemico che possa fare una vita quasi normale. Questa non è retorica ma è semplicemente quello che vediamo tutti i giorni negli ospedali. Il sangue non ha colore, non fa distinzione di razza, religione, credo politico o di ceto sociale. Ringrazio il gruppo del colore dei suoni per avermi dato questa opportunità, e ringrazio voi tutti per l’attenzione.
Un volontario AVIS
Torna ai contenuti